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Lo spirito guida

Capitolo 2

In Italiano

e Inglese

Un incontro speciale

A special encouter

Si era appena sistemato sul giaciglio, quando sentì un flebile guaito provenire da un angolo non lontano.

Così, seppur con riluttanza, spostò un angolo del telo, cercò intorno con lo sguardo, in parte accecato dalla bufera, e scorse a malapena una piccola palla di pelo tremante.

Era un lupacchiotto. Si avvicinò con cautela all’animale, vide che tremava per il freddo e teneva una zampina alzata. Probabilmente si era ferito mentre correva a ripararsi.

Il piccolo era molto spaventato. Quando cercò di prenderlo tra le braccia, tentò di divincolarsi, ma non appena sentì il tepore corporeo dell’uomo, si rilassò.

Finalmente riuscì a sollevarlo e lo portò con sé nel suo rifugio di fortuna. Si strinsero l’un l’altro per trattenere più calore possibile e, per rassicurarsi a vicenda per non rischiare di congelare.

Si fece notte, ma la tormenta ancora non accennava a diminuire. Il giovane uomo cercava di non addormentarsi sapendo che se lo avesse fatto, sarebbe potuta essere la sua fine. Iniziò così a raccontare al cucciolo, e a sé stesso, tutte le storie e le leggende del suo popolo, che a furia di sentir narrare dagli anziani, aveva ormai imparato a memoria.

Nonostante tutta la ferrea volontà, la sua voce sembrava poco più di un sussurro. Raccontò dell’amore leggendario tra il sole e la luna, del misterioso luogo, in cui si rifugiano gli animali durante le calamità naturali, dell’amicizia tra un drago e una bimbetta, ma la sua preferita era quella che parlava di un’epoca, in cui gli uomini sapevano tramutarsi in animali. Quelle genti avevano il privilegio di imparare i segreti della natura in modo diretto e così poter diventare saggi.

Un suo lontano parente, sosteneva che in qualche parte remota del pianeta, ancora esisteva chi sapeva farlo. In quel tempo, quindi, vi erano uomini–castoro, uomini–uccello, uomini–lupo e così via. Questi esseri speciali poi, insegnavano al proprio popolo ciò che avevano imparato, così da tramandare la sapienza a tutti ed evolvere insieme.

Il cucciolo guardava con interesse quello strano essere di cui gli adulti gli avevano insegnato a star lontano.

«Possibile fosse tanto pericoloso?», si domandò nella sua giovane testolina.

Il giovane uomo, nonostante gli sforzi fatti, cadde in un torpore a metà tra la veglia e il sonno. Fece molti strani sogni, in cui si rivide protagonista e spettatore delle leggende che aveva appena raccontato al suo piccolo compagno di sventura.

Sognò poi un lupo che lo guardava così intensamente da sembrare che volesse scrutarlo nell’anima.

Poche ore più tardi, un piccolo guaito del cucciolo lo destò dai suoi viaggi mentali riportandolo alla realtà. Sopra di lui la tormenta ancora ululava.

«Grazie piccolo amico», disse.

Decise che era ora di metter qualcosa nello stomaco. Certo, la carne cruda non era il massimo, ma meglio che perder totalmente le energie. Anche il cucciolo approvò quella scelta.

Divise la prima delle sue prede in parti, che rimise nella neve per farle conservare e ne mangiò un pezzo insieme al lupacchiotto. Non sapeva quanto sarebbe ancora rimasto bloccato lì e doveva essere prudente. Finito il breve pasto, tornò a parlare al cucciolo.

Questa volta gli narrò con orgoglio del suo popolo. Raccontò dove abitavano, di come erano costruite le loro capanne, della bellezza della sua compagna, delle speranze riposte nell’arrivo del piccolo che aveva in grembo. Narrò che non uccidevano più degli animali necessari alla sopravvivenza della sua gente. Parlò anche di suo padre e degli anziani, che gli avevano insegnato tutto quel che sapeva.

He had just settled down on the bed when he heard a faint yelp coming from a corner not far away.

So, albeit reluctantly, he moved a corner of the sheet, looked around, partly blinded by the blizzard, and barely spotted a small ball of trembling fur.

It was a wolf cub. He cautiously approached the animal, saw that it was shivering from the cold and was holding up a small paw. He had probably injured himself as he ran for cover.
The little one was very frightened. When he tried to take it in his arms, it tried to wriggle out, but as soon as it felt the man’s body warmth, it relaxed.

Finally he managed to lift him and carried him with him to his makeshift shelter. They clutched each other to retain as much warmth as possible and to reassure each other not to risk freezing.

Night fell, but the blizzard still showed no sign of abating. The young man tried not to fall asleep, knowing that if he did, it could be the end of him. So he began to tell the cub, and himself, all the stories and legends of his people, which, by dint of hearing the elders tell them, he had by now learnt by heart.
Despite all his iron will, his voice seemed little more than a whisper. He told of the legendary love between the sun and the moon, of the mysterious place where animals take refuge during natural disasters, of the friendship between a dragon and a little girl, but his favourite was the one that spoke of a time when men knew how to turn into animals. Those people were privileged to learn the secrets of nature in a direct way and thus become wise. A distant relative of his claimed that in some remote part of the planet, there still existed those who knew how to do this. At that time, therefore, there were beast-men, bird-men, wolf-men and so on. These special beings then taught their people what they had learnt, so that they could pass on knowledge to all and evolve together.

The pup looked with interest at the strange being that the adults had taught him to stay away from.

“Could it be so dangerous?” he wondered in his young head.
The young man, despite his efforts, fell into a stupor somewhere between wakefulness and sleep. He had many strange dreams, in which he saw himself both protagonist and spectator, of the legends he had just told his little companion in misfortune.

He then dreamt of a wolf looking at him so intently that it seemed to want to peer into his soul.

A few hours later, a little yelp from the pup roused him from his mental journeys and brought him back to reality. Above him the blizzard was still howling.

“Thank you little friend,” he said. He decided it was time to put something in his stomach. Sure, raw meat wasn’t the best, but it was better than totally losing energy. Even the cub approved of that choice.

He divided the first of his prey into parts, which he put back into the snow for storage and ate a piece together with the wolf cub. He did not know how much longer he would be stuck there and had to be careful. He finished the short meal and went back to talk to the cub.

This time he proudly told him about his people. He told of where they lived, how their huts were built, of the beauty of his mate, of his hopes for the arrival of the baby she was carrying. He also narrated that they no longer killed the animals necessary for the survival of his people. He also spoke of his father and the elders, who had taught him everything he knew.

Ricordo a chiunque fosse interessato alla traduzione di propri testi che può scriverci a phoenix.translations6374@gmail.com

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