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L’amica dei lupi e la quercia

Benvenuti a Radio Creamy con la quinta puntata della rubrica “erbe, strane storie e benessere”, in cui vi parlerò di favole, di magia della vita e dell’amore verso questo meraviglioso pianeta.

Io sono Gina Marcantonini, tata, sognatrice e scrittrice di libri per bambini, oggi vi leggerò la mia favola “L’amica dei Lupi” per poi collegarla con la Quercia, albero dalle straordinarie capacità, proprietà ed usi.

 

……..

 

Siamo a Stabbia nei primi del Settecento.

Forse qualche anziana signora ricorderà ancora che, in qualche antico racconto di paese, si parlava di una donna strana dai capelli corti. Era chiamata “la forestiera dai capelli corti”, e non era vista di buon occhio da tutti.

A quei tempi, come ora, le persone stravaganti erano guardate a distanza con diffidenza. Quella donna, che si chiamava Gaia Mifi, ne aveva tante di stranezze!

Oltre ai capelli corti, usava indossare lunghe gonne a pantaloni, che metteva per andare a cavallo come gli uomini, con una gamba per ogni lato del cavallo, molto sconveniente per una signora di quei tempi.

Inoltre parlava ai suoi innumerevoli animali, come se fossero suoi figli. La cosa, però, tanto singolare da far bisbigliare tutto il paese, era il fatto che, tra i suoi animali “domestici”, c’erano alcuni cuccioli di lupo.

Lei li trovava feriti o orfani per colpa dei cacciatori o degli allevatori, che li scacciavano per paura di aggressioni, li curava e li liberava nelle zone più isolate dei boschi. Esatto, proprio quei temuti lupi che sono stati e sono ancora vittime di una crudeltà infinita, che li ha scacciati, uccisi e quasi estinti.

A quei tempi non lo sapevano mica che la storia di Cappuccetto Rosso è, per l’appunto, solo una favola e non verità.

È sempre la stessa, solita, storia: quello che l’uomo non conosce, lo spaventa, e quale modo migliore di eliminare la paura se non ucciderla? Stop! Finito il problema, ma lei, Gaia Mifi, lo aveva scoperto a sue spese, già da bambina, che i lupi non sono fatti di cattiveria e crudeltà.

Una volta aveva raccontato a una delle poche amiche, che si era fatta in paese, quello che le era successo all’età di sette anni.

Era una bella sera d’estate, e in quel periodo era ospite di una zia, in un paesino dello splendido Appennino abruzzese.

Doveva essere passata la mezzanotte, perché tutti dormivano già da un pezzo, ma la piccola Gaia, non riusciva proprio a prendere sonno.

Pensava e ripensava alle vecchie storie raccontate dal nonno, su gente aggredita dai lupi, e qualcosa non la convinceva del tutto. A un certo punto le venne un’idea fissa: doveva saperne di più, ma ai bambini di allora non era permesso disturbare gli adulti con stupide domande, e allora come fare?

Senza accorgersene era già scesa in cucina, e da lì, dalla grande finestra che dava sul giardino, si era messa a guardare fuori. Forse, perché aveva sentito dire tante volte, che ogni notte, i lupi usavano far visita al paese in cerca di cibo.

Quando li vide, li osservò attentamente con quel loro girovagare e annusare, e proprio non riusciva a immaginarseli con tutta la ferocia di quelle storie. Lei credeva a quei racconti, ma pensava che dovesse esserci altro, un qualcosa che desse un motivo e una spiegazione all’accaduto.

Così decise di uscire, forse l’ingenuità della sua giovane età prese il sopravvento, ma è così che fece.

Dopo aver fatto pochi passi lungo la strada, si mise a sedere su un muretto a osservare come i lupi passeggiassero tranquillamente per le vie del paese fiutando l’aria.

A un tratto sentì ringhiare, a pochi passi da lei, c’era un giovane lupo, probabilmente alla sua prima uscita con il branco, e dietro di lui un adulto. La bambina pensò subito che potesse essere sua madre, che lo voleva avvisare del pericolo che Gaia poteva rappresentare per se stesso.

La bimba alzò gli occhi incontrando quelli della lupa, che la fissò intensamente per qualche istante e con quello sguardo sembrò sondare la sua anima. Furono pochi, infiniti, lunghissimi e dolcissimi attimi, in cui Gaia capì che essere stupendo e saggio sia il lupo.

Poco dopo la lupa abbassò gli occhi continuando a fiutare l’aria, poi le girarono attorno e si allontanarono con un ultimo sguardo, come per salutarla.

Da quel giorno non ebbe più paura, e quando si ritrovò adulta, a Stabbia, lasciava sempre delle ciotole di cibo per i lupi, nel giardino della sua casa in aperta campagna.

Quando pochi anni dopo, i lupi furono sterminati, si dice che la signora scomparve con loro.

Chissà, forse un giorno, quando i lupi torneranno, ritornerà anche lei, magari ancora più stravagante di prima.

 

….

 

Se questa favola vi è piaciuta, potete leggere le altre nella mia raccolta “Fiabe Sonnacchiose”.

Proprio come la signora amica dei lupi, la Quercia è uno spirito antico che popola i boschi e protegge tutti i suoi abitanti, animali o vegetali che siano. Caro ai Druidi, i sacerdoti del popolo celtico, quanto ai Greci, ai Romani, ai Cristiani e a tutte le genti che hanno avuto il piacere e l’onore di vederne crescere nei propri territori, questo meraviglioso albero, ha tanti usi in fitoterapia almeno quante sono le storie raccontate sotto le sue fronde o le leggende tramandate grazie alla sua energia.

Se fate una ricerca su internet ne potrete trovare tantissime. Alcune parlano di madonnine, altre di ninfe, di dei, di principi e cavalieri, ma quella che mi è piaciuta di più racconta del diavolo che un giorno andò da dio a chiedergli un posto sulla terra e lui gli disse che gli avrebbe dato il bosco solo nel momento in cui fosse stato totalmente libero di foglie. Quando la Quercia vide che i suoi compagni alberi erano molto preoccupati da quella decisione, li rassicurò dicendo che lei avrebbe trattenuto le foglie fino allo spuntare dei nuovi germogli. Fu così che il bosco non diventò mai il luogo del diavolo.

Ecco che l’albero acquisisce in pieno le caratteristiche di madre protettrice, guardiana dei boschi, vista anche la sua longevità, che la fa arrivare fino ai 2000 anni di età, e la moltitudine di specie che ospita tra i suoi rami e le sue fronde. Le foglie, quando cadono a terra, marciscono velocemente dando nutrimento prezioso alle giovani piantine. La sua corteccia veniva usata per la concia delle pelli. Le sue ghiande sfamano tantissimi animali.

Se questo non bastasse, la quercia da sempre nutre anche gli esseri umani perché dalle sue ghiande si produce una farina super nutriente e un caffè dal sapore deciso.

Come non parlare, infine, delle proprietà medicamentose?

Mantenendo sempre la solita attenzione nella sua corretta identificazione, potrete farvi, ad esempio una tisana con corteccia e foglie se avete infezioni intestinali, problemi urinali o fegato appesantito. Contenendo tannini, veniva usata anche per abbassare la febbre, per disinfettare le ferite, per la cura delle emorroidi e per trattare la forfora.

 Per l’uso interno raccomando una particolare attenzione in caso stiate assumendo farmaci, perché l’uso potrebbe interferire con essi, o se siete persone che hanno altre allergie perché i tannini potrebbero aumentarne i sintomi. In ogni caso è sempre consigliabile consultare uno specialista in caso di dubbi.

Mi raccomando di ringraziare sempre la pianta una volta raccolte le parti che vi interessano, di non esagerare nella raccolta e di rispettare tutto il bosco.

Per ascoltare la mia voce, insieme ad altre bellissime rubriche, potete cliccare su questo link 

https://anchor.fm/il-mondo-di-crimy-art/episodes/Limmenso-e18uuvr

 

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